martedì 7 agosto 2012

Warren Vidic

Warren Vidic è un membro dei Templari e uno scienziato dell'Abstergo Industries. Capo della sezione di ricerca dell'Abstergo, Vidic si impegnò sulle ricerche riguardo alla memoria genetica e sul progetto Animus.
Vidic era responsabile anche della ricerca di nuovi soggetti per l'Animus, a cui Warren avrebbe dovuto far esplorare la loro memoria genetica, ottenendo delle informazioni sia sugli Assassini sia sui Frutti dell'Eden.
Essendo un importante dipendente dell'Abstergo, Warren era uno dei pochi membri che faceva parte della Cerchia Interna della società, un gruppo ristretto di Templari che avevano la piena consapevolezza del loro ruolo nella costruzione del Nuovo Ordine Mondiale. Il suo ruolo nel piano era di trovare un Frutto dell'Eden adatto per essere lanciato nell'orbita della Terra all'interno del satellite Eye-Abstergo.

Biografia

Primi anni

Poco si sa sulla vita di Warren. Vidic ha lavorato per Abstergo almeno dal 1982. Egli è alla guida del progetto Animus, ma ha lasciato l'assemblaggio e l'ingegneria della macchina alla sua collaboratrice, Lucy Stillman, e agli ingegneri Abstergo.

Soggetto 4

Nel 1985, ha iniziato a fare esperimenti su Daniel Cross , il quale sarebbe stato chiamato "Soggetto 4". Saputo infatti che Daniel era un discendente degli Assassini, l'Abstergo lo rapì e uccise i suoi genitori. Lo sottoposero a incessanti ore e anche giorni di lavoro nell'Animus ed ecco il motivo delle sue visioni causate dall'effetto osmosi.

Lucy Stillman

Warren si interessò a Lucy Stillman sin da quando lei cominciò a studiare a l'università, sapendo che lei era un'assassina. Lucy studiava neuroscienze cognitive, argomento che all'università veniva considerato pseudoscienza. Lucy quindi lasciò l'università e cominciò a cercare un posto di lavoro con obiettivo di lavorare nelle neuroscienze cognitive, ma con scarsi risultati. Quando era sul punto di rinunciare, Warren le spedì una lettera nella quale le diceva che credeva nel suo lavoro e le proponeva un incontro. Visto che l'obiettivo di Lucy era quello di introdursi all'Abstergo, lei accettò e nel 2007 lavorava già nell'azienda templare. Nel 2008, Warren fa attaccare Lucy da Richard, un impiegato dell'Abstergo, e poi la salvò, guadagnandosi la sua fiducia. A questo punto, Lucy tradì gli Assassini e entrò a far parte dei Templari. Rivela a Vidic tutto ciò che sa, compresa la fuga di Desmond Miles dalla "Fattoria" nel 2003.
Nel 2010, William Miles decide di infiltrare Clay Kaczmarek all'Abstergo come Soggetto 16. Informa Lucy, che ne parla con Vidic. Warren elabora un piano, il Progetto Sirena. Lucy non fuggirà con Clay, ma con Desmond, dopo che i Templari avranno trovato una mappa dei Frutti dell'Eden facendo rivivere a Desmond i ricordi di Altaïr Ibn-La'Ahad. Così facendo, Desmond si sentirà a proprio agio tra Assassini e rivivrà i ricordi di Ezio Auditore da Firenze. Poi Warren recupererà i nastri delle sessioni, e gli Assassini fuggiranno in un altro nascondiglio, dove Desmond continuerà a rivivere i ricordi di Ezio finché non troveranno la Mela dell'Eden.

Soggetto 16

Nel 2011, Clay viene rapito dall'Abstergo. Nelle intenzioni di William, Clay avrebbe dovuto di giorno rivivere i ricordi dei suoi antenati, e di notte cercare informazioni. Una volta raccolte tutte le informazioni, Clay sarebbe stato fuggire da Lucy. Ma Lucy non ha nessuna intenzione di aiutare gli Assassini, che secondo lei l'hanno tradita, e si rifiuta di far fuggire Clay. All'inizio di agosto 2012, Clay, che è impazzito a causa dell'effetto osmosi, crea una copia digitale di se stesso. L'otto agosto, traccia segni in tutto il laboratorio sotto gli occhi di Lucy, e poi muore. L'Abstergo getta il suo cadavere nel Tevere, facendolo passare per un suicidio.

Soggetto 17

Il 2 settembre 2012, Desmond viene rapito e comincia a rivivere i ricordi di Altaïr. L'otto settembre, Lucy fugge con Desmond dall'Abstergo, e si recano al nascondiglio. La sera del giorno dopo, Warren arriva al nascondiglio, facendo fuggire gli Assassini, e recupera i nastri delle sessioni di Desmond nell'Animus. Il Progetto Sirena sembra avvicinarsi alla sua fine, ma Lucy non informa Vidic che la Mela è sotto il Colosseo. Quando Desmond tocca la Mela, Giunone lo obbliga ad uccidere Lucy. Gli Assassini riescono a fuggire con la Mela, e i Templari subiscono un grave danno, avendo dato molte informazioni agli Assassini attraverso Lucy ma non essendo riusciti a recuperare la Mela.
  
"Credo ci fosse un libro che affermava che il mondo fosse stato creato in sette giorni. Un best seller, tra l'altro!"
―Vidic sulla Bibbia
 
Warren Vidic appare in Tutti i capitoli di Assassin's Creed, il suo ruolo è quello di antagonista della serie.

lunedì 6 agosto 2012

I 9 Bersagli di Altaïr

Tamir (? - 1191) fu il primo Templare che Al Mualim fece uccidere ad Altaïr Ibn-La'Ahad per ripristinare il rango perduto. Era situato nel distretto povero di Damasco.

Biografia

Trafficante d'armi

Tamir era il più gran contrabbandiere di Damasco. Alcuni osservarono che esso potrebbe essere stato il più grande contrabbandiere di spade, lance, armature in tutta la Terra Santa. Anche se era in grado di acquisire quasi nulla se l'acquirente volesse spendere abbastanza, si è specializzato in armi e armature. Nel corso della sua vita, aveva ucciso molta gente, e ne andava fiero.

Assassinio

Durante la permanenza a Damasco, Altaïr scopre dove e quando si terrà lo scambio delle armi, a cui parteciperà il suo bersaglio. Arrivato sul luogo, l'Assassino assiste all'omicidio di un fabbro, che non aveva rispettato i tempi di consegna, da parte di Tamir. Mentre quest'ultimo, distratto, esamina le armi esposte dai mercanti, Altaïr lo pedina e lo uccide con la Lama Celata. Il trafficante, morente, rivela di essere solo una pedina e accenna ad una Fratellanza.

Ultime parole

  • Altaïr: Trovate la pace.
  • Tamir: La pagherai per questo. Tu, e i tuoi simili.
  • Altaïr: Sembra che siate solo voi a pagare, amico mio. Non trarrerete più profitto dalla sofferenza.
  • Tamir: Mi hai preso per un mercante di morte qualunque, un parassita della guerra? Strano bersaglio, non trovi? Perché io, quando tanti altri fanno lo stesso?
  • Altaïr: Vi considerate differente dunque.
  • Tamir: Oh, ma lo sono. Giacché servo una causa ben più nobile del mero profitto. Come pure i miei fratelli.
  • Altaïr: Fratelli?
  • Tamir: Ah, credi che agisca da solo? Sono solo una pedina, un ruolo da interpretare. Presto conoscerai gli altri, e non gradiranno ciò che hai fatto qui.
  • Altaïr: Bene, sono ansioso di sbarazzarmi anche di loro.
  • Tamir: L'orgoglio. Ti distruggerà, ragazzo.
Garniero di Naplusa (1147 - 1191) fu dal 1190 al 1191 il Gran Maestro dei Cavalieri Ospitalieri in Terra Santa e la seconda vittima che Al Mualim aveva fatto uccidere da Altaïr Ibn-La'Ahad per ripristinare il rango perduto. Il suo nome reale era Garnier de Naplouse.

Biografia

È un membro dei Cavalieri Templari, al servizio di Roberto di Sable. In una lettera che Altaïr ruba a un uomo ad Acri, c'è un collegamento tra lui, un mercante di armi di Damasco chiamato Tamir, e Talal, uno schiavista che procurava a Garniero i prigionieri per i suoi esperimenti.
Usa delle erbe allucinogene capaci di distaccare dai propri sensi e capaci di mutare un nemico in un amico.
Verrà ucciso da Altaïr durante una delle sue visite ai pazienti dove uno tentò di fuggire rivelando ciò che faceva veramente, ossia "rubando le loro anime" e disse a due suoi uomini di spezzargli le gambe, nella fortezza degli Ospitalieri ad Acri.
Egli rivela ad Altaïr in punto di morte che lui voleva solo aiutare quella povera gente curando i loro mali dicendo che erano uomini e donne cresciuti nel corpo ma non nella mente e tentava solo di alleviare quel male che affligeva loro e alla sua morte come dice "pazzi ritorneranno".

Ultime Parole

  • Altair: Liberatevi del fardello.
  • Garniero:Ah,ora avrò riposo,eh? Il sonno senza fine mi chiama. Ma prima di chiudere gli occhi,devo sapere: che ne sarà dei miei figlioli?
  • Altair: Coloro che avete fatto soffrire con crudeli esperimenti? Ora saranno liberi di tornare alle loro case.
  • Garniero: Case? Quali case? Le fogne? I bordelli? Le prigioni dalle quali gli ho tirati fuori?
  • Altair: Avete preso quelle persone contro la loro volontà.
  • Garniero: Si,per quanto poca potessero averne. Sei in vero così ingenuo?Accontenti un bambino piangente solo perché frigna? "Ma voglio giocare col fuoco, padre". Che cosa gli diresti? Fa' come credi. Ah, ma la tua risposta potrebbe farlo ustionare.
  • Altair: Quelli non sono bambini, ma uomini e donne cresciuti.
  • Garniero: Nel corpo, forse, ma non nella mente. Era quello il danno che cercavo di riparare. La ammetto, senza il manufatto che voi ci avete... rubato, i miei progressi sono rallentati. Ma con le mie erbe, misture ed estratti: le mie guardie ne sono la prova. Erano dei pazzi prima che li trovassi e li liberassi dalle prigioni della loro stessa mente. Ah, e alla mia morte, pazzi ritorneranno.
  • Altair:Credete davvero di averli aiutati?
  • Garniero: Non è ciò che credo,è ciò che so.

Talal (1157 ca. - 1191) fu la terza vittima che Al Mualim aveva fatto uccidere da Altaïr Ibn-La'Ahad per ripristinare il rango perduto. Era situato nel distretto ricco di Gerusalemme, in un barbacane situato a nord sotto le mura. 

Biografia

Talal fu uno schiavista durante la Terza Crociata, il suo luogo di lavoro era un magazzino, il quale si trovava nel distretto ricco di Gerusalemme. L'uomo era, in segreto, affiliato alla causa Templare: il suo ruolo era quello di rapire gli abitanti dalla città e inviarli ad Acri, dove Garniero di Naplusa (Capo degli Ospitalieri) usava erbe per indottrinarli. Insieme a Talal, questi uomini avevano il compito di creare un esercito che avrebbe permesso la conquista della Terra Santa da parte di Roberto di Sable. Durante le indagini di Altaïr si scopre che Talal è un codardo, ma ha al suo fianco molti uomini pronti a sacrificarsi per lui.

Morte

Quando Altaïr irrompe nel magazzino, dove opera Talal, ha un dibattito con quest'ultimo:
  • Altaïr: E adesso schiavista?
  • Talal: Non chiamarmi così, voglio solo aiutarli, come io sono stato aiutato un tempo.
  • Altaïr: Non date loro un grande aiuto imprigionandoli così.
  • Talal: Imprigionarli? Li mantengo al sicuro, in preparazione del viaggio che li attende.
  • Altaïr: Quale viaggio? È una vita di schiavitù.
  • Talal: Eheheh, tu non sai niente, è stata una follia persino condurti qui, pensare che tu potessi vedere e comprendere.
  • Altaïr: Comprendo quanto basta, fatevi vedere!
Dopo il dialogo, Altair si ritrova faccia a faccia con lo schiavista, che li sguinzaglia addosso i suoi uomini più fidati. Dopo il combattimento l'Assassino riesce a raggiungere la sua vittima, che sta fuggendo, e la uccide con la Lama Celata.

Ultime parole

  • Altaïr: Non avete più dove fuggire, svelatemi i vostri segreti.
  • Talal: Il mio dovere l'ho fatto Assassino, la Fratellanza non è così debole da fermare la sua opera solo per la mia morte.
  • Altaïr: Quale fratellanza?
  • Talal: Al Mualim non è l'unico ad avere dei piani sulla Terra Santa, questo è tutto ciò che saprai da me.
  • Altaïr: Allora abbiamo finito, chiedete perdono al vostro Dio.
  • Talal: Ormai ci ha abbandonato da tempo, come ha abbandonato gli uomini e le donne che ho accolto tra le mie braccia.
  • Altaïr: Che volete dire?
  • Talal: Mendicanti, puttane, lebbrosi... Ti paiono adeguati come schiavi? Sono inadatti persino ai compiti più umili. No... non li ho presi per venderli ma per salvarli, tu invece ci uccideresti soltanto perché ti è stato chiesto.
  • Altaïr: No, voi traete profitto dalla guerra, da vite perdute e spezzate.
  • Talal: Sì, questo è ciò che credi, ignorante come sei, hai isolato la mente eh? Dicono che è il meglio che la tua gente sappia fare. Non cogli l'ironia di tutto questo? No non ancora pare, ma lo farai.
 
Abu'l Nuqoud (1137 ca. - 1191) era uno dei mercanti più famosi di Damasco, ed era talmente ricco e potente da poter essere re della città e allo stesso tempo venditore. La sua dimora era una lussuosissima reggia, situata nel distretto ricco della città. Lui era la quarta persona che Al Mualim ordinò di uccidere ad Altaïr Ibn-La'Ahad.

Biografia

Personalità

Abu'l era il re, e il più famoso mercante di Damasco, ma era anche un uomo dal carattere davvero particolare. Odiava tutti, in particolare la gente povera, infatti si divertiva molto a maltrattarla. Provava odio anche verso sè stesso, quindi desiderava che nessuno lo vedesse; proprio per questo motivo, trascorreva gran parte del suo tempo nella sua lussosa dimora nel distretto ricco di Damasco. Molto spesso, rubava il denaro alla gente della città dicendo loro che l'avrebbe usato per il bene della stessa, ma in realtà lo spendeva per comprare vivande o oggetti per decorare la sua casa poichè adorava le feste, lo sfarzo e il cibo. Inoltre, era anche un uomo con "due facce". Infatti, tutte le azioni che compiva le faceva solo per un tornaconto personale, anche se, molto spesso capitava che la gente non si accorgesse di ciò. Quando però questo non accadeva e le persone venivano a sapere quello che aveva fatto, il malcontento nella città era molto diffuso. Allora, visto che la gente scontenta gli dava tanti problemi, organizzava diverse feste per ritornare nelle grazie dei cittadini.

Assassinio

Quando Al Mualim ordinò ad Altaïr di uccidere Abu'l Nuqoud, egli si recò a Damasco dove raccolse alcune informazioni sul bersaglio. Oltre ad alcuni suggerimenti su come avvicinarsi a lui, Altaïr scopre che ha rubato tanti soldi alla gente della città, che torturava le persone delle classi sociali più basse, e che si nascondeva nella sua stanza da letto per quasi tutto il giorno. Ogni tanto, però, usciva per festeggiare in alcuni banchetti. Proprio nel periodo in cui l'Assassino si trovava a Damasco ne stava organizzando uno, quindi doveva assolutamente entrare nel suo palazzo, poichè era l'unica occasione in cui lo poteva assassinare.
Alla festa c'era tanta gente e vivande. Ad un certo punto Abu'l si affacciò da un balconcino e propose un brindisi agli ospiti. Tutti iniziarono, quindi, a bere il vino che, però, il re aveva avvelenato a insaputa dei cittadini. Dopodichè iniziò a riferire il suo dissenso per le brutte cose che gli venivano dette alle spalle e per l'appoggio da parte della gente a Saladino. Non appena terminato il discorso, la gente inizia a morire a causa del veleno ingerito. Poi, il mercante ordinò alle guardie di uccidere tutti i presenti alla festa: nessuno doveva venire a sapere quanto era stato detto. Quando venne raggiunto e ucciso da Altaïr, egli dice che non si era unito ai Templari per vendetta, ma perchè loro avevano detto che avrebbero creato un mondo migliore, dove i suoi difetti non sarebbero importati a nessuno.

Ultime Parole

  • Altaïr: Riposate ora. Le loro parole non possono più nuocervi.
  • Abu'l: Dimmi, perchè hai fatto questo?
  • Altaïr: Avete rubato denaro ai vostri sudditi, l'avete destinato a qualche ignoto proposito. Voglio sapere dov'è finito e perchè.
  • Abu'l: Guardami. La mia stessa natura è un affronto alla gente che governavo, e queste nobili vesti riuscivano a malapena a soffocare le loro grida d'odio.
  • Altaïr: Dunque è una questione di vendetta?
  • Abu'l: No, non di vendetta, ma di coscienza. Come potevo finanziare una guerra al servizio dello stesso Dio che mi ritiene un abominio?
  • Altaïr: Se non servite la causa di Saladino, allora quella di chi?
  • Abu'l: Col tempo, li conoscerai. Credo, anzi, che tu l'abbia già fatto.
  • Altaïr: Ma perchè nascondersi? E perchè questi misfatti?
  • Abu'l: Cos'ha di diverso dal tuo lavoro? Tu prendi la vita di uomini e donne forte nella convinzione che la loro morte migliorerà la sorte di coloro che rimangono. Un male minore per un bene superiore. Noi siamo simili.
  • Altaïr: No! Non lo siamo affatto.
  • Abu'l: Ah, ma te lo leggo negli occhi, il dubbio. Voi non potete fermarci. Avremo il nostro "Nuovo Mondo".

Guglielmo del Monferrato (1115 - 1191) fu la quinta vittima che Al Mualim aveva fatto uccidere da Altaïr Ibn-La'Ahad per recuperare il suo prestigio. Era situato nel distretto ricco di Acri. 

Biografia

Reggente di Acri

Pur non essendo un grand'uomo, Guglielmo del Monferrato era fissato nella convinzione che la forza crea il diritto, e ha trascorso innumerevoli ore addestrando e di rimproverando i suoi uomini, per prepararli alla "prossima guerra". Stranamente, pochi dei suoi soldati avevano aderito alla marcia di Riccardo Cuor di Leone ad Arsuf, portando la gente a chiedersi di quale "guerra" parlava. Guglielmo chiedeva costantemente il meglio dai sui uomini, sottolineando i loro difetti senza mai lodarli. Quando Altair penetra nella cittadella, Guglielmo è intento a redarguire i soldati, facendone giustiziare due per essersi intrattenuti con delle prostitute. Prima del suo assassinio, si aspettava la visita di Riccardo Cuor di Leone stesso, e anche se il re lo aveva posto a capo di San Giovanni d'Acri a suo nome, Guglielmo era in attesa di incontrarlo.

Assassinio

Guglielmo del Monferrato fu assassinato all'interno della Cittadella del Re, poco dopo la visita di Re Riccardo, che diede involontariamente l'opportunità ad Altaïr di avvicinarsi abbastanza per ucciderlo. Con Guglielmo infuriato e distratto dalla sgradita visita di Re Riccardo, l'Assassino riuscì a penetrare furtivamente nella cittadella, mettendo fine alla sua vita. Durante la conversazione tra Altair e Gueglielmo, quest'ultimo afferma che non voleva prendere la città per suo figlio, Corrado, ma per il popolo. Aveva confiscato il cibo per razionarlo in tempo di ristrettezze, aveva insegnato ai suoi soldati la disciplina e l'onore. Infine, come dice lui stesso: "nel mio distretto non ci sono crimini, solo quelli commessi da te e la tua gente". Crede, infatti, fino alla fine nell'operato dei Templari, nel costruire un nuovo mondo.

Ultime parole

  • Altaïr: Riposate ora. Le vostre macchinazioni sono finite.
  • Guglielmo: Che ne sai del mio lavoro?
  • Altaïr: So che intendevate far uccidere Riccardo, e consegnare Acri a vostro figlio, Corrado.
  • Guglielmo: Ahahaha, Corrado? Mio figlio è un asino, è incapace di guidare un esercito, figuriamoci un regno. E Riccardo, ciò che non, non è meglio… accecato com'è dalla fede nel Trascendente. Acri non appartiene a nessuno di loro.
  • Altaïr: E a chi dunque?
  • Guglielmo: La città appartiene alla sua gente.
  • Altaïr: Come potete parlare per gli abitanti? Avete rubato loro il cibo, li avete puniti senza pietà, obbligandoli a servirvi.
  • Guglielmo: Tutto ciò che ho fatto, l'ho fatto per prepararli al Nuovo Mondo. Ho rubato loro il cibo? No, l'ho messo da parte in modo da poterlo razionare in tempi di ristrettezza (tossisce). Guardati attorno, il mio distretto è privo di crimini, tranne quelli commessi da te e dai tuoi simili! Quanto alle reclute non venivano addestrate a combattere, veniva loro insegnato il valore dell'ordine e della disciplina, non mi paiono degli atti malvagi.
  • Altaïr: Per quanto reputiate nobili le vostre intenzioni, quegli atti sono crudeli e non possono continuare.
  • Guglielmo: Hahaha. Vedremo quanto saranno dolci i frutti del tuo lavoro. Tu non liberi le città come credi, le mandi in rovina e infine potrai biasimare solo te stesso. Tu che parli di buone intenzioni.
 


Majd Addin (1137 - 1191) fu reggente di Gerusalemme e scriba del Sultano Saladino nonchè membro dei Templari. Fu il sesto bersaglio dell'Assassino Altaïr Ibn-La'Ahad.

Biografia

Si conosce poco sull'origine e i primi anni di Majd Addin, se non proprio nulla. Tuttavia, le poche informazioni a noi pervenute lasciano intuire che egli fece carriera ed ebbe un'istruzione adeguata. Addirittura ci è stata tramanda la notizia che l'uomo divenne consigliere del sultano di Gerusalemme. Quest'ultimo, impegnato sempre più nella guerra contro i crociati di Riccardo I d'Inghilterra, sceglie Addin come suo successore. Ovvero eleva il giovane da scriba a reggente, cioè governatore della città gerusamelitana. In quel momento Majid Addin cominciò ad esercitare un potere assoluto ed autocratico. Approfittando dunque dell'assenza del sultano, il controllo totale dell'uomo fu tale che ogni oppositore venne ridotto al silenzio o allontanato. Saladino aveva predicato la tolleranza e la compassione, tuttavia Majid governava con la paura e l'intimidazione sconvolgendo la politica praticata dal suo predecessore. Teneva processi pubblici nei quali giustiziava individui colpevoli di crimini minori come gioco d'azzardo, piccoli furti e prostituzione.

Morte

Nel 1191 Addin catturò un membro della Confraternita degli Assassini, accusandolo di eresia. Dopo poco tempo il reggente mandò al patibolo l'assassino, tuttavia poco prima che venisse giustiziato, Majid venne ucciso. Si trattò di un atto pubblico compiuto dal confratello del condannato: Altair Ibn-La' Ahad. In punto di morte Majid Addin ammise di aver ucciso per puro piacere personale e per la sensazione provata durante tale atto: si alleò con i Templari affinché quest'ultimi gli dessero sufficiente potere da permettergli il suo pugno di ferro sul governo di Gerusalemme.

Ultime Parole

  • Altaïr: Il tuo lavoro qui è finito.
  • Majd: No! No! Questo era solo l'inizo!
  • Altaïr: Dimmi, qual'è la tua parte in tutto questo? Intendi difenderti come gli altri fanno, e espiare le tue colpe?
  • Majd: La fratellanza voleva la citta: Io volevo il potere: C'era... un opportunità.
  • Altaïr: Un'opportunità di assassinare innocenti!
  • Majd: Non così innocenti! Le voci di dissenso tagliano in profondo come acciaio. Loro disturbano l'ordine. In questo, ero d'accordo con la fratellanza.
  • Altaïr: Hai ucciso gente semplicemente perchè la pensavano differentemente da te?
  • Majd: Certo che no! Li ho uccisi perchè potevo!Perchè era divertente ! Sai cosa si prova a determinare il destino di un altro uomo? E hai visto come la gente ne era lieta ? Il modo in cui mi temevano? Ero come un dio! Avresti fatto lo stesso se potevi! Tanto potere...
  • Altaïr: Una tempo forse, ma poi ho imparato cosa diventano coloro che stanno al di sopra degli altri.
  • Majd: E che cos'è?
  • Altaïr: Qui, lascia che te lo mosti...
Altaïr pugnala Majd nel collo con la lama celata, uccidendolo

Sibrando (1157 - 1191) fu un cavaliere alemanno e primo Gran Maestro dell'Ordine dei Cavalieri Teutonici. Fu il settimo bersagli di Altaïr Ibn-La'Ahad. Egli inoltre divenne membro attivo e componente chiave dell'Ordine Templare.

Biografia

Di Sibrando si conosce poco o niente e la maggior parte del suo vissuto rimane ignorato. Tuttavia, è certo che egli fosse di origine nordica, germania in particolare. Si narra di lui a partire dall'occupazione crociata di Acri durante la Terza Crociata.
Sibrando era una figura militare centrale nell'organizzazione della città. Ciò in quanto egli controllasse i porti e gli attracchi commerciali, quindi la dogana marittima e il quartiere costiero. Nel 1191, il giovane prese il controllo della città e cominciò a monopolizzare tutte le attività portuali, come l'acquisizione delle imbarcazioni e dei loro scali. In quel periodo Sibrando divenne anche paranoico e inquieto.
Dopo la morte dei suoi compagni Guglielmo del Monferrato e Garniero di Naplusa raddoppiò le ronde di guardia e la presenza di militari nella città, temendo che la stessa fine sarebbe toccata anche a lui. Attese l'assassino dei suoi confratelli, Altaïr Ibn-La'Ahad, senza mai togliersi di dosso l'armatura ed eliminando chiunque fosse sospettato di essere un potenziale pericolo.

Morte

Queste misure difensive però non fermarono l'azione di Altair. Infatti quest'ultimo riuscì ad infiltrarsi nelle banchine del porto, dove Sibrando risiedeva. Il cavaliere si trovava a bordo di un mercantile carico e pronto e, prima di salpare in mare aperto, fu ucciso. Dopo ciò, rivelò in punto di morte il suo ruolo nella cospirazione ordita dai Templari. L'assassino apprese che Sibrando doveva organizzare un grande embargo navale che avesse bloccato ogni accesso alla Terra Santa. In questo modo, si sarebbe evitato che giungessero a destinazione i rinforzi inviati dai monarchi europei. Impedendo ogni coinvolgimento crociato nella guerra, permettendo ai templari di impadronirsi del potere.

Ultime parole

  • Sibrando: Per favore, non farlo!
  • Altair: Avete paura...
  • Sibrando: Certo che ho paura!
  • Altair: Ma ora sei fra le braccia del vostro Dio
  • Sibrando: I miei fratelli non ti hanno insegnato nulla. So cosa mi aspetta, per tutti noi
  • Altair: Se non è il tuo Dio, allora cosa?
  • Sibrando: Niente. Niente ci attende ... è quello che temo
  • Altair: Voi non credete
  • Sibrando: Come potrei dato quello che so? Quello che ho visto? Il nostro tesoro è la prova
  • Altair: La prova di cosa?
  • Sibrando: Che questa vita è l'unica che abbiamo
  • Altair: Indugiate ancora un pò, e ditemi quel'era il vostro scopo
  • Sibrando: Un embargo via mare, per impedire ai ridicoli regnati di inviare rinforzi, una volta ...
  • Altair: Conquistato la Terra Santa?
  • Sibrando: Liberato stolto. Dalla tirannia della fede
  • Altair: Libertà. Avete operato per rovesciare città, per controllare la mente degli uomini, avete ucciso chiunque parlasse male di voi
  • Sibrando: Ho eseguito gli ordini, credendo nella mia causa. Come te

Jubair Al Hakim (? - 1191) è stato Gran Sapiente di Damasco e membro dei Templari  Fu l'ottava vittima di Altaïr Ibn-La'Ahad.

Biografia

Non si conosce pressoché poco o nulla dell'origine di Jubair Al Hakim, se non pochi dati frammentari. Tuttavia ci sono state tramandate notizie sulla filosofia e il pensiero che egli stesso predicava. Infatti, si definiva un letterato ed un erudito, anche se cominciò a disapprovare i libri e l'istruzione, ritenendo che entrambi allontanassero le persone dalla verità. Jubair notò che perfino la violenza tra i Crociati e i Saraceni era stata ispirata dai testi. Per liberare l'umana persona da questo "male" organizzò roghi di pergamene ed altre opere e manoscritti in tutta Damasco, uccidendo inoltre chiunque gli si opponesse.
Fu durante questo evento che Altaïr Ibn-La'Ahad, costretto ad identificare Jubair tra i suoi seguaci vestiti tutti allo stesso modo, lo individuò e lo uccise. In punto di morte Jubair si paragonò allo stesso suo assassino, affermando infatti che non vi era differenza tra bruciare libri e ammazzare individui: ciò in quanto, erano entrambi tentativi di eliminare idee che differivano dalle proprie.
Secondo Al Mualim, il suo ruolo era quello di spianare la strada al cambiamento, garantendo che vecchio e nuovi pericoli non avessero modo di interferire.

Parole finali

  • Jubair: Perché? Perché hai fatto questo?
  • Altair: Gli uomini devono agire secondo coscienza, non stà a noi punire chi è mosso dalle proprie convinzioni per quanto diverse dalle nostre.
  • Jubair: E quindi?
  • Altair: Dovreste avere voi la risposta. Educarli, a distinguere bene e male. Deve essere il sapere a liberarli, non la forza.
  • Jubair: Essi non imparano, acciecati dalla loro stessa visione. Sei ingenuo se pensi altrimenti. E' una debolezza assassino, la quale esiste una sola cura.
  • Altair: Vi sbagliate, ed è per questo che dovete essere messo a tacere.
  • Jubair: Sono forse diverso da diversi tomi che cerchi di salvare? Una fonte di sapere per la quale dissenti, però sei stato lesto a togliermi la vita.
  • Altair: Un piccolo sacrificio per il bene di molti. E' necessario.
  • Jubair: Non sono le antiche scritture a ispirare i Crociati, a legittimare il senso di giustizia di Saladino e dei suoi uomini. I loro testi mettono altri in pericolo e sono causa di morte. Anche io stavo compiendo un piccolo sacrificio. Poco importa ormai. Il tuo compito è finito, come il mio.

Roberto di Sable è stato Gran Maestro dell'Ordine dei Templari dal 1190 al 1191, e luogotenente nell'esercito Crociato di Riccardo I d'Inghilterra.  Fu la nona vittima di Altaïr Ibn-La'Ahad.

Biografia

Infanzia e gioventù

Si sa poco della gioventù di Roberto, nato in una famiglia ricca e diventato per misteriose circostanze signore di Briollay, in Francia.

Gran Maestro dell'Ordine Templare

Roberto entrò a far parte dell'Ordine dei Templari, e ne diventò poi il Gran Maestro dal 1190 al 1191. Durante la Terza Crociata, lui e i Cavalieri Templari presero possesso di Acri e conquistarono diverse città sulla costa israeliana,che cadderò poco dopo.

La Mela dell'Eden

Nel 1191, Roberto e un gruppo di guardie entrarono nel Tempio di Salomone per trovare la Mela dell'Eden, che era nascosta lì. Tuttavia, un gruppo di Assassini composto da Altaïr Ibn-La'Ahad, Malik Al-Sayf e Kadar Al-Sayf cercò di ostacolarlo. Altair uscì allo scoperto e tentò di assassinare Roberto, che evitò tuttavia il suo attacco, scaraventandolo dall'altra parte del muro. Ordinò poi alle sue guardie di occuparsi di Malik e Kadar, facendo morire Kadar e ferendo gravemente il braccio di Malik, che riuscì a recuperare la Mela e tornare a Masyaf per consegnarla al suo maestro Al Mualim.
Tuttavia Roberto, determinato a riprendersi il tesoro, attaccò la fortezza di Masyaf con i suoi uomini, ma gli Assassini li respinsero, costringendoli alla ritirata.

Perdita di potere

Roberto convinse nove uomini tra Crociati e Saraceni ad unirsi alla causa dei Templari, promettendo loro un posto di potere nel "Nuovo Mondo". L'assassino Altair fu degradato per il suo fallimento al Tempio di Salomone e per permettergli di redimersi, Al Mualim gli ordina di uccidere i Nove Templari così da ripristinare il suo rango. Altair uccise con successo otto di questi Templari e infine Al Mualim gli commissionò l'omicidio di Roberto. Roberto,che sapeva di essere in pericolo di vita, mandò la sua luogotenente Maria Thorpe al posto suo al funerale di Majd Addin mentre lui si recava in battaglia ad Arsuf con Re Riccardo. La donna,travestita da Roberto,si recò al funerale,ingannando Altair che però decise di risparmiarla.

Battaglia di Arsuf e morte

Roberto andò a combattere ad Arsuf dalla parte di Re Riccardo, ma con lo scopo di proporre un alleanza tra Riccardo e Saladino, il re dei Saraceni, contro un nemico comune: gli Assassini. Altair si fece strada e raggiunse Roberto e Riccardo, cercando di convincere quest'ultimo del tradimento di Roberto, il quale smentì tutto. Riccardo, non sapendo a chi credere, decide che saranno le armi a decidere chi tra Altair e Roberto ha ragione e li lascia combattere. Altair sconfigge Roberto e lo uccide con la sua Lama Celata. Roberto, in punto di morte, rivela ad Altair che in realtà il suo maestro Al Mualim non è nient'altro che anche lui un Templare, che gli ha ordinato di uccidere gli altri nove al solo scopo di avere la Mela per sè.

Ultime Parole

  • Altaïr: Dunque è finita. I tuoi intrighi, come te, sono alla fine.
  • Roberto (Ride) Che ne capisci tu di intrighi? Non sei che un burattino. Ti ha tradito ragazzo, proprio come ha fatto con me.
  • Altaïr: Parla chiaro Templare! Oppure taci.
  • Roberto: Ti ha mandato a uccidere nove uomini, eh? I nove che custodivano il segreto del tesoro.
  • Altaïr: E allora?
  • Roberto: Non furono in nove a trovare il tesoro, Assassino. Non nove, ma dieci!
  • Altaïr: Un decimo? Nessuno con quel segreto può vivere. Dimmi il suo nome.
  • Roberto: Oh, ma tu lo conosci bene, e dubito che gli toglieresti la vita di buon grado come hai tolto la mia.
  • Altaïr: Chi è?
  • Roberto: Il tuo signore, Al Mualim.
  • Altaïr: Ma lui non è un Templare.
  • Roberto: Ti sei mai chiesto come facesse a sapere sempre tutto? Dove trovarci, quanti eravamo, quali erano i nostri fini.
  • Altaïr: Egli è il Maestro degli Assassini.
  • Roberto: Si, maestro di menzogne. Tu e io non siamo che pedine nel suo grande gioco, e ora, alla mia morte, resterai solo tu. Credi che ti lascierà vivere? Sapendo ciò che fai?
  • Altair: Non ho interesse nel tesoro.
  • Roberto: Ah, ma lui sì. La sola differenza tra me e il tuo signore, è che lui non vuole spartirlo.
  • Altair: No.
  • Roberto: Ironico vero? Che io, il tuo più acerrimo nemico, ti tenessi al riparo dai guai. Ma ora mi hai tolto la vita, e di conseguenza, condannato la tua.

Appaiono in: Assassin's Creed. Ruolo: Bersagli Templari di Altaïr.
























 
 

Ahmet

Ahmet (1465 - 1513) era un Şehzade (principe) Ottomano. Era il figlio più grande di Bayezid II, e fratello di Selim I e Korkut. Era anche lo zio di Solimano I. Ahmet, nonostante la sua appartenenza agli Ottomani, era a capo dei Templari Bizantini a Costantinopoli.
Stanco dei poteri divisi fra gli uomini, Ahmet entra a far parte dell'Ordine dei Templari, mentre nello stesso tempo venne scelto come erede di suo padre, sultano dell'Impero Ottomano.
Pensando di aver oramai in pugno il controllo dell'Impero, Ahmet iniziò una spedizione per ricercare le Chiavi di Masyaf, necessarie ad aprire la Biblioteca nascosta a Masyaf. Credeva di poter trovare la posizione del Grande Tempio, per usare il suo potere nascosto a sostegno della causa Templare.
Tuttavia, gli sforzi di Ahmet furono vanificati degli sforzi congiunti degli Assassini Ottomani e del loro Mentore Ezio Auditore da Firenze.
Dopo aver perso tutto, il padre di Ahmet, Bayezid II, scelse Selim come erede dell'Impero al suo posto, considerandolo più meritevole. Selim marciò verso Costantinopoli, dove incontrò Ahmet poco prima di entrare in città, e lo uccise. 

Biografia

Giovinezza

Figlio maggiore di Bayezid II e Bülbül Hatun, Ahmet venne addestrato per diventare governatore provinciale in Anatolia. Era il principe a cui spettava l'intero regno di suo padre. Detestava la guerra fin da bambino, per cui a molti sembrava essere la scelta più ragionevole.
Dopo il suo addestramento, Ahmet venne assegnato alla città anatolica di Amasya, dove, con il passare del tempo, impressionò sempre di più, e sembrava essere l'ormai definitivo principe ereditario dell'Impero, sopratutto dopo che il Gran Visir Hadim Ali Pasha iniziò a sostenerlo.

Affiliazione con i Templari

Nel 1509, un terremoto colpì Costantinopoli mentre il sultano Bayezid non era presente. In sua assenza, i Templari Bizantini - i pochi restanti dell'Impero Bizantino caduto - entrarono facilmente in città, con l'intenzione di riavvivare il loro Impero.
Nel frattempo, i Templari Bizantini guidati da Manuele Paleologo attirarono l'attenzione di Ahmet. Quest'ultimo era stanco delle divizioni tra gli uomini, così decise di unirsi alla loro causa, pensando che le persone dovevano essere unite sotto un unico sovrano. Tuttavia, questa affiliazione causò un grande conflitto interno, poichè Ahmet agiva sia per i Bizantini che per gli Ottomani.
Ahmet, molto più giovane e carismatico rispetto all'anziano Manuele, diventò pian piano il leader dei Templari Bizantini, con l'ultimo dei Paleologi che divenne il suo secondo in comando. Allo stesso tempo, Bayezid e Selim erano impegnati un uno scontro, poichè Selim combatteva per ottenere il trono Ottomano tutto per sè.

Il Potere Imperiale

Nel 1511, Ahmet avviò diversi piani per proseguire la sua influenza all'interno dell'Impero Ottomano. Uno di questi, era quello di individuare il Grande Tempio della Prima Civilizzazione, di cui i Templari erano venuti a conoscenza attraverso un libro, "La Crociata Segreta", di Niccolò Polo.
Da questo libro, appresero anche l'esistenza della Biblioteca di Altaïr Ibn-La'Ahad - il Mentore degli Assassini nel Levante durante la Terza crociata - situata a Masyaf, in Siria. Ahmet, credendo che la Biblioteca gli avrebbe diretti al Tempio, affidò la spedizione a Manuele Paleologo, per ricercare le chiavi necessarie ad aprirla, mentre Ahmet stesso si concentrava sulle questioni di Costantinopoli.
Ahmet organizzò un piano per rapire suo nipote Solimano, nel corso di un banchetto. Dopo averlo rapito, Ahmet lo avrebbe salvato, e sarebbe diventato l'eroe dei Bizantini. Ahmet assistè al banchetto a Palazzo Topkapı, mentre dei Templari travestiti da ospiti cercavano di rapire il giovane Solimano.
Tuttavia, per dispiacere di Ahmet, alcuni Assassini Ottomani, si infiltrarono nel Palazzo travestiti da menestrelli Italiani, uccidendo tutti i Templari travestiti, sotto l'ordine di Yusuf Tazim, e con l'aiuto di Ezio Auditore. Non riuscendo nel tentativo di rapire il nipote, Ahmet approfittò dei Giannizzeri che avevano il compito di proteggere il principe, incolpando il loro capitano Tarik Barleti di una cospirazione contro di lui.
Qualche tempo dopo, Tarik fu assassinato nel campo dei Giannizzeri, e in città si credeva che l'autore dell'assassinio fosse stato proprio Ahmet, per via dei suoi cattivi rapporti con il capitano Giannizzero.
Ahmet cercò il nipote Solimano al Palazzo Topkapi, per informarlo degli eventi accaduti, trovandolo in compagnia di Ezio - Solimano presentò Ezio come "Marcello" - che portò Ahmet a nutrire sempre più sospetti sull'Assassino e le interazioni con i nipote.

Viaggio in Cappadocia

Nel Marzo del 1512, Ahmet si recò personalmente in Cappadocia, dove Manuele Paleologo era nascosto per formare un esercito insieme a Shahkulu. Ahmet arrivò poco dopo che Ezio aveva assassinato Manuele, e aveva ripreso la chiave di Masyaf, dandogli l'opportunità di confrontarsi con l'Assassino.
Ahmet gli rivelò di essere il capo dei Templari Bizantini, minacciandolo di catturare il suo interesse amoroso, Sofia Sartor, dopo che Ezio gli disse di non sapere delle altre chiavi. Ahmet lasciò i suoi soldati a combattere con Ezio, mentre egli tornava a Costantinopoli per catturare Sofia.

Morte

La cattura, provocò la morte di Yusuf, e fece infuriare gli Assassini, che si lanciarono in un vero e proprio assalto all'Arsenale, dove Ahmet si era temporaneamente nascosto.
Anche se perse molti uomini, Ahmet riuscì a salvarsi, dicendo ad Ezio che egli teneva ancora in ostaggio Sofia, e organizzando un incontro con l'Assassino nei pressi della Torre di Galata, offrendogli di risparmiare Sofia se a lui fossero state consegnate le chiavi di Masyaf.
Ahmet incontrò Ezio sulle mura che partivano dalla Torre di Galata, e dopo una certa ostilità reciproca, Ezio consegnò le chiavi. Ahmet disse ad Ezio di sbrigarsi, poichè Sofia era in cima alla Torre con un suo soldato, pronto a lanciarla da essa. Ezio la scalò velocemente, ma quando arrivò in cima scoprì che la donna non era Sofia, e che quest'ultima stava per esser impiccata in una piazza poco distante. Ahmet, finalmente con tutte le chiavi in suo possesso, partì trionfante per Masyaf.
Ahmet lasciò Costantinopoli con i suoi soldati, ma vennero inseguiti da Ezio e Sofia. Dopo che Ezio fu in grado di distruggere tutti i carri dei soldati di Ahmet, l'inseguimento proseguì, e Ahmet diede una forte botta al carro di Sofia ed Ezio, facendo cadere quest'ultimo.
Ezio riuscì a salvarsi aprendo il paracadute, e tenendo in mano una corda attaccata al carro, che ora era guidato da Sofia, riuscendo così a continuare il suo inseguimento.
Dopo diversi tentativi falliti, Ahmet riuscì a speronare il carro di Sofia, pensando così di aver messo fuori gioco anche Ezio. Per sua sfortuna, Ezio gli si avventò contro, dopo esser riuscito a saltare da una sporgenza vicina.
I due caddero dal carro in un burrone, dove combatterono a mezz'aria. Ezio usò il paracadute per attutire l'impatto, e Ahmet si salvò perchè si aggrappò all'Assassino.
Un'altra volta uno di fronte all'altro, si chiedevano entrambi cosa sarebbe successo. A sorpresa arrivò il fratello di Ahmet, Selim, accompagnato dall'esercito del Sultano.
Selim rivelò che il padre aveva abdicato, e che egli era stato scelto come suo erede. Selim si avvicinò ad Ahmet, con violenza lo strangolò, prima di gettarlo in un dirupo, uccidendolo.


Appare in: Assassin's Creed Revelations. Ruolo: Nemico Templare di Ezio.

Micheletto Corella

Micheletto Corella (Valencia, 1470 - Valencia, 1506) è stato uno dei tre generali di Cesare Borgia e il suo sicario personale, ed il governatore di Piombino.

Biografia

Giovinezza

Micheletto Corella nacque a Valencia, in Spagna, e crebbe nella città italiana di Pisa. Era un amico d' infanzia di Cesare Borgia, con il quale intraprese gli studi, ed in seguito divenne la sua guardia del corpo.

Al servizio dei Borgia

Nel 1496, milita al servizio di Giovanni Borgia, duca di Gandia. Nel luglio 1497, Rodrigo Borgia lo invia a Monteleone d'Orvieto, per soccorrere gli abitanti di Orvieto, minacciati da Bandino da Castel della Pieve. Lì, nel 1500, Micheletto fa impiccare un gruppo di Assassini comandati da Bartolomeo d'Alviano.
Micheletto continuò a servire i Borgia per il resto della sua vita, in particolare Cesare. Divenne il sicario personale di Cesare, uccidendo chiunque osava opporsi a Cesare.

Assedio di Monteriggioni

Nel gennaio del 1500, accompagnò Cesare per assediare Monteriggioni, al fine di uccidere gli Auditore ed acquisire la Mela dell'Eden. Tornarono a casa vittoriosi con la Mela e con la gioia di aver ucciso Mario Auditore.

Omicidi

Molti degli omicidi Micheletto sono sconosciuti, anche se alcuni vennero registrati.
Alla testa di alcuni sicari, il 18 agosto 1500 irrompe nella torre nuova, nel giardino di San Pietro, per uccidere Alfonso d'Aragona, secondo marito della sorella di Cesare: Lucrezia Borgia. Entrato nella sua camera, arresta tutti i presenti con il pretesto di un complotto ai danni del papa. Quindi, davanti a Cesare, strangola a letto il convalescente Alfonso.
Nel 1502, Micheletto uccise Giulio Cesare da Varano e tre dei suoi figli, per aiutare Cesare a prendere Camerino. Cesare vi riuscì, ma alcune delle sue truppe morirono in un imboscata da parte di una squadra di Assassini, guidata da Francesco Vecellio.
Micheletto uccise Astorre III Manfredi, governatore di Faenza, il 9 Giugno 1502, all'interno di Castel Sant'Angelo.
Il 31 dicembre 1502, Micheletto strangolò Oliverotto da Fermo e Vitellozzo Vitelli per aver cospirato contro Cesare.
A Capodanno del 1503, Cesare ordinò l'arresto di tutti i suoi capitani che avevano lasciato il suo esercito e poi rientrati, due dei quali furono strangolati alle spalle da Micheletto. Il resto degli uomini vennero imprigionati.

Addestramento di Giovanni

Diverse volte, tra il 1500 e il 1503, Micheletto fu incaricato di addestrare Giovanni Borgia, figlio adottivo di Cesare e biologico di Lucrezia. Ha tentato di istruire il giovane Borgia ad essere duro e spietato, strangolando un vecchio che stava parlando con Giovanni e picchiando quest'ultimo. Invece, Giovanni odiava profondamente Micheletto, e ciò divenne uno dei motivi che lo indusse a fuggire di casa ed entrare nell'Ordine degli Assassini.

Ultimi compiti

Nel 1503, Micheletto accompagnò Cesare ad un incontro con Francesco Troche, che aveva detto al fratello Egidio dei piani di Cesare per la Romagna. Egidio inviò una lettera all'ambasciatore di Venezia per allertarlo, anche se venne intercettata. Inoltre, Francesco venne accusato di spionaggio a favore dei francesi per avere detto loro dei negoziati tra Alessandro VI ed il re di Spagna. Francesco pregò Cesare di risparmiargli la vita, ma alla fine rimase strangolato a morte da Micheletto, e il suo corpo fu gettato nel Tevere. Micheletto poi si incontrò con delle guardie, dando loro costumi per il dramma della Passione al Colosseo, dove Micheletto doveva uccidere Pietro Rossi, amante di Lucrezia. Alla sua insaputa, era stato seguito dall'Assassino Ezio Auditore da Firenze, che aveva mandato i suoi adepti a rubare i costumi di scena.
Ezio continuò a seguire Micheletto fino al Colosseo, dove, indossato un costume, Ezio seguì Micheletto sul palco. Avvicinatosi a Micheletto, Ezio lo attaccò con la Lama Celata. Tuttavia, Ezio non lo uccise, dicendogli che "chi è causa del suo male è causa della propria distruzione".
Cesare poi uccise suo padre, Rodrigo Borgia, dopo che quest'ultimo tentò di avvelenarlo. Di conseguenza, l'influenza su Roma dei Borgia, dopo la morte del papa successivo a Rodrigo, Pio III, era sparita e Cesare non ebbe più alcun potere. Cesare inviò Micheletto a radunare un esercito per marciare su Roma, anche se non arrivò mai. Quindi, Cesare fu arrestato.
Micheletto, nel 1506, si reca in Spagna per raggiungere la prigione dove era rinchiuso Cesare Borgia, il forte di La Mota. Liberatolo, essi si nascondono nel porto di Valencia per riorganizzare le truppe in vista di una successiva riconquista del regno di Napoli. Ma, dopo un attacco alle navi madri della flotta da parte di Ezio Auditore, Micheletto viene accusato dal suo padrone di negligenza e insubordinazione alla sua causa. Quindi Cesare lo ferisce con una pistola dopo una discussione in una locanda. Lì, in fin di vita, verrà poi ucciso da Macchiavelli, che accompagnava Ezio insieme a Leonardo Da Vinci.

"Ultime" parole

Ezio punta la sua lama celata alla gola di Micheletto.
  • Micheletto: Ah! Non salverai Pietro, il vino che ha bevuto era avvelenato. Come promesso a Cesare, ho fatto le cose per bene.
Ezio ritira la lama celata.
  • Micheletto: Non sono ancora morto.
  • Ezio: Non sono qui per ucciderti. Chi è causa dell'ascesa al potere di qualcun altro è causa anche della propria distruzione.

Appare in: Assassin's Creed Brotherhood. Ruolo: Nemico Templare, bersaglio di Ezio. 

Al Mualim

Al Mualim (? - 1191), vero nome Rashid ad-Din Sinan (Arabo: المعلم; italiano: L'Insegnante o Il Maestro) fu il Mentore degli Assassini nel Levante durante la Terza Crociata, e mentore del suo successore Altaïr Ibn-La'Ahad. In segreto, aveva tradito gli Assassini, patteggiando per i Templari. In realtà, questo era un triplo gioco, visto che fece assassinare da Altaïr tutti i suoi alleati.

Biografia

Ricerca del Calice

Nel 1190, Al Mualim diede ad Altaïr il compito di trovare il Calice. In questo anno, Al Mualim risiedeva nella roccaforte degli Assassini ad Aleppo. La sua barba era più corta e ha un colore nero.

L'assassinio dei nove

Nel 1191, Al Mualim inviò Altaïr a recuperare un tesoro nascosto sotto al Tempio di Salomone per riportarlo a Masyaf. Altaïr portò con sé altri due Assassini: Malik A-Sayf e suo fratello Kadar. All'interno del tempio, Altaïr non rispettò uno dei principi del Credo, uccidendo il vecchio che era di guardia all'ingresso. Una volta dentro, Altaïr vide il Gran Maestro dei Cavalieri Templari, Roberto di Sable, entrare nel tempio con le sue guardie. Altaïr non rispettò un altro principio, cercando di assassinare Roberto rivelando la sua posizione, ma il Templare deviò il colpo, scaraventandolo dall' altra parte di un muro, impedendo ad Altaïr di aiutare i compagni. Negli attimi successivi, Roberto e le sue guardie attaccarono gli Assassini, uccidendo Kadar e facendo perdere un braccio a Malik. Altaïr riuscì a fuggire e tornare a Masyaf.
Quando Altaïr riferì il suo fallimento al suo capo Al Mualim, egli si irritò, ma Malik tornò, sanguinante e ferito. Poi, per peggiorare le cose, Roberto assieme ai crociati attaccarono Masyaf. Al Mualim trattenne Roberto con un discorso, mentre Altaïr fece scattare una trappola sui Templari. Anche se Masyaf fu salvata da Altaïr, Al Mualim lo fece retrocedere dal grado di Maestro Assassino a Novizio, togliendogli la maggior parte del suo equipaggiamento e la sua autorità all' interno dell'Ordine. Al Mualim decise di dargli una possibilità di redimersi, mandando Altaïr ad uccidere nove uomini che avevano orchestrato gli eventi della Terza Crociata dal lato cristiano e da quello musulmano.
Altaïr viaggiò attraverso la Terra Santa, dando la caccia ed uccidendo i 9 uomini. Dopo aver ucciso il Gran Maestro dei Cavalieri Templari, Roberto di Sable, il Templare, in fin di vita, rivelò ad Altaïr che Al Mualim era egli stesso un Templare. Il tesoro del Tempio di Salomone era, infatti, un Frutto dell'Eden, ed i Templari stavano progettando di utilizzare il suo potere sovrannaturale per controllare le menti della popolazione. Tuttavia, Al Mualim non desiderava condividere questo potere.
Altaïr tornò poi in fretta a Masyaf, per scoprire che la popolazione della città era ipnotizzata da Al Mualim, e lui, assieme ad alcuni dei suoi compagni Assassini non caduti sotto il suo controllo mentale, si diressero verso il palazzo. Dopo aver raggiunto la fortezza, Altaïr affrontò Al Mualim.
Dopo aver combattuto contro le repliche di Al Mualim, che si era moltiplicato grazie alla Mela, Altaïr riuscì finalmente ad uccidere Al Mualim, ponendo fine al controllo mentale sul popolo. Prima di morire, l'ex Gran Maestro degli Assassini disse al suo allievo che fece di tutto per assicurare la pace assoluta nel mondo, e sostenne che Altaïr, come lui, non sarebbe mai stato in grado di distruggere il Frutto dell'Eden. Dopo la sua morte, Altaïr divenne il Gran Maestro degli Assassini, portando numerosi innovamenti nello stile di vita dell'Ordine.
   
"Colui che accresce la conoscenza, accresce il dolore."
―Al Mualim

Ultime parole

  • Al Mualim: Impossibile, l'allievo non sconfigge il maestro.
  • Altaïr: Niente è reale, tutto è lecito.
  • Al Mualim: Così pare. Hai vinto dunque, va' a reclamare il tuo premio.
  • Altaïr: Avevate il fuoco in pugno vecchio, avrebbe dovuto essere distrutto.
  • Al Mualim: Distruggere l'unica cosa in grado di fermare le crociate e creare la vera pace? Giammai.
  • Altaïr: Allora lo farò io.
  • Al Mualim: Questo lo vedremo.

Appare in: Assassin's Creed e Assassin's Creed Revelations. Ruolo: Nemico Principale Capod degli Assassini, bersaglio di Altair.

Rodrigo Borgia

Rodrigo Borgia (1 gennaio 1431 - 18 agosto 1503),  fu il Gran Maestro dei Templari durante il Rinascimento. Era il padre di Juan, Cesare e Lucrezia.
Fu eletto papa il 26 agosto 1492 con il nome di Alessandro VI. Fu uno dei più controversi papi del Rinascimento, e il suo cognome divenne sinonimo di guerra e corruzione durante quel periodo.

Biografia

Gioventù

Rodrigo nacque a Xàtiva, nella Corona di Aragona. Ancora giovane, si trasferì da Valencia in Italia, dove studiò giurisprudenza a Bologna. All'età di 25 anni lo zio, Papa Callisto III, lo nominò cardinale. In seguito, ricoprì anche il ruolo di Vicecancelliere della Chiesa romana.

Cospirazioni

Col passare del tempo Rodrigo, sotto il papa Sisto IV, era diventato il Gran Maestro dell'Ordine Templare. Raggiunta questa posizione, Rodrigo aspirava di unire tutta l'Italia sotto i Templari. Perciò, pianificò diverse congiure per abbattere i sovrani dei principali stati d'Italia per farli sostituire dai suoi uomini.

Milano

Rodrigo iniziò quindi a pianificare la morte del duca di Milano, Galeazzo Maria Sforza, che sarebbe dovuta avvenire durante la messa del 26 dicembre 1476.
Sempre nel 1476, il Borgia tentò di lasciare Firenze con alcuni dei suoi uomini, quando, improvvisamente, Giovanni Auditore, un membro degli Assassini, lo intercettò. Rodrigo, dopo aver rischiato di morire per mano di Giovanni, fuggì subito, lasciandolo a combattere contro i suoi uomini. Nascosto dietro un palazzo, Rodrigo vide Giovanni catturare uno dei suoi uomini. Il prigioniero rivelò sotto tortura della congiura. Scoperto ciò, Lorenzo de' Medici, che aveva partecipato alle indagini, inviò Giovanni a Milano per fermare il piano dei Templari. Tuttavia, Giovanni non fece in tempo a salvare il duca, e Rodrigo iniziò a programmare la sua prossima mossa.

Battaglia contro Giovanni

Frugando nella borsa di uno dei congiurati uccisi, Giovanni trovò un Ducato veneziano, quindi si recò a Venezia, dove intercettò un messaggio dei Templari Marco e Silvio Barbarigo, diretto al loro padrone Rodrigo. Dopo aver fallito la decodifica della lettera, Giovanni partì per consegnare il messaggio a Roma, con lo scopo scoprire chi si nasconde dietro alla vicenda. Una volta arrivato in città, diede la lettera a un uomo, che a sua volta lo fece viaggiare di mano in mano prima di arrivare alla sua destinazione finale: Rodrigo.
Ricevuto il messaggio, Rodrigo si recò subito in Vaticano per chiedere al Papa Sisto IV di ricevere il permesso di uccidere Lorenzo de' Medici, ottenendo dal pontefice un supporto spirituale e militare, affinché sia garantito il bene della Repubblica di Firenze e della Santa Sede.
Soddisfatto, Rodrigo uscì dal Vaticano, e venne pedinato da Giovanni tra le strade di Roma. Sapendo di essere seguito dall'Assassino, Rodrigo entrò in una chiesa dove aveva preparato una trappola per lui. Giovanni, infatti, entrò nella chiesa, dove però un monaco gli disse di non aver visto passare nessuno. Non credendogli, Giovanni avanzò all'interno della chiesa, ancora in costruzione.
Cogliendolo di sorpresa, Rodrigo fece un discorso all'Assassino, dicendogli che, viste le sue grandi abilità in combattimento, gli sarebbe stato molto utile per la sua causa. Giovanni rifiutò, e, a quel punto, Rodrigo diede l'ordine ai suoi uomini, che erano rimasti nascosti, di ucciderlo. Giovanni riuscì a uccidere tutti i soldati, ma Rodrigo gli lanciò contro un pugnale che colpì il petto di Giovanni. A quel punto, Rodrigo fuggì dalla chiesa.
Giorni dopo, appreso che Giovanni era ancora vivo, Rodrigo e gli altri Templari si riunirono, e insieme discussero sul fatto che Giovanni era il maggiore ostacolo dei Templari, e decisero che doveva morire. Rodrigo prese subito una posizione principale, dicendo di avere in mente qualcosa per lui.
Rodrigo cospirò quindi assieme al corrotto Uberto Alberti e alla famiglia Pazzi per far arrestare Giovanni e i suoi figli, per poi giustiziarli con l'accusa di "tradimento".
Arrestato Giovanni e due dei suoi figli, Rodrigo attese il processo alla famiglia Auditore a casa di Uberto Alberti. Ezio Auditore, il figlio di Giovanni che sfuggì all'arresto, quella notte venne a dare a Uberto le prove che aveva raccolto il padre, riguardanti una congiura contro gli Auditore e contro i Medici. La mattina seguente, Rodrigo era sul palco quando Giovanni e due dei suoi figli, Federico e Petruccio, vennero giustiziati. Anni dopo, Rodrigo affermò che non serviva che i fratelli di Ezio morissero, ma lui li aveva uccisi "giusto per farlo".

Congiura dei Pazzi

Nel 1478, Rodrigo cospirò per uccidere il capo di Firenze, Lorenzo de' Medici, e suo fratello Giuliano. Rodrigo partì quindi per la Toscana, dove si recò prima a un incontro con i Pazzi a San Gimignano, e in seguito a un altro incontro con i Templari nelle catacombe sotto la Basilica di Santa Maria Novella. Dopo aver discusso su alcuni dettagli, dichiarò che il giorno dopo sarebbe sorto "un nuovo sole su Firenze".
Tuttavia, Ezio intervenne e sventò la congiura a Firenze, salvando Lorenzo e uccidendo Francesco de' Pazzi. Rodrigo organizzò quindi un incontro tra i Templari previsto due anni dopo, con i congiurati rimasti in Toscana. I congiurati rimasti volevano chiedere asilo a Rodrigo, ma, nei mesi precedenti alla riunione, la maggior parte dei cospiratori furono uccisi da Ezio.
Solo Jacopo de' Pazzi si presentò alla riunione vivo. Lì, Jacopo fece ricadere la colpa del fallimento sul nipote Francesco per la sua impazienza, e su Emilio Barbarigo per aver fornito loro armi di scarsa qualità. Infuriato dalle scuse di Jacopo, Rodrigo lo sgridò, per poi pugnalarlo, aiutato da Emilio Barbarigo. Rodrigo poi chiamò Ezio, che aveva pedinato Jacopo alla riunione e che stava osservando l'incontro da lontano. Sarcasticamente, gli chiese scusa per avergli strappato la preda, poi ordinò quindi ai suoi uomini di ucciderlo, e se ne andò senza preoccuparsi del destino di Ezio, che riuscì a liberarsi e uccidere tutte le guardie.

Venezia

Rodrigo si incontrò a Venezia con Carlo Grimaldi, Marco Barbarigo e Silvio Barbarigo per discutere sull' uccisione del Doge Giovanni Mocenigo, in modo che i Templari possano prendere il controllo di Venezia. Ha nominato Marco Barbarigo come il prossimo Doge, ed affidò a Carlo il compito di uccidere il Mocenigo. Mentre Ezio pensava ad annientare i Barbarigo a Venezia, Rodrigo organizzò una spedizione a Cipro per prendere il Frutto dell'Eden che Altaïr Ibn-La'Ahad ottenne dai Templari. Rodrigo andò a Venezia per prendere il Frutto dell'Eden, ma Ezio, camuffato da guardia, tentò di ucciderlo. Rodrigo era preparato per un attacco, ed i due iniziarono una battaglia intensa, con Ezio emergente come vincitore. Rendendosi conto che non poteva sconfiggere da solo Ezio, Rodrigo chiamò delle guardie per sopraffare Ezio. Improvvisamente, molti degli alleati Assassini di Ezio apparvero, tenendo a bada le guardie per permettere Ezio di risfidare Rodrigo, che fuggì prima di essere ucciso.
Rodrigo scoprì che il defunto marito di Caterina Sforza aveva una mappa, rubata nel 1480 da Palazzo Pitti, dove vi era riportato dove si trovavano tutte le pagine del Codice, così assunse i Fratelli Orsi per recuperarla. Gli Orsi scopirono che Caterina aveva la Mela, e la presero per ottenere una paga supplementare. Purtroppo per loro, Ezio riuscì a ucciderli, anche se la Mela giunse nelle mani di Girolamo Savonarola, un nemico di Rodrigo.
Con la Mela, Savonarola prese il controllo sulla città di Firenze dopo la morte di Lorenzo. Rodrigo inviava costantemente i suoi uomini a Firenze nella speranza vana di ottenere la Mela.

Inquisizione spagnola

Negli anni seguenti, lo spagnolo Rodrigo ingannò l'Inquisitore Generale Tomas Torquemada al fine di catturare e uccidere gli Assassini in Spagna. Tomas, che pensò a Rodrigo come un credente, seguì ciecamente i suoi ordini. Ha anche scoperto i piani di navigazione verso le Indie di Cristoforo Colombo. Rodrigo sapeva della presenza delle Americhe e dei tesori che vi erano, e non voleva che nessuno la trovasse. Pertanto, organizzò un incontro con Cristoforo a Venezia. L'amico di Cristoforo Luis Santangel, un Assassino, sospettava una trappola, e chiese l'aiuto di Ezio, che riuscì a salvare Cristoforo, che partì verso le Indie.

Rodrigo Papa

Il Borgia fu eletto Papa il 26 agosto 1492 e stabilì il suo potere a Roma. Il suo vero intento, tuttavia, era di ottenere l'accesso alla Cripta, nascosta nelle Grotte Vaticane dove, secondo lui, vi era Dio.
Nel 1499, Rodrigo offrì sua figlia Lucrezia Borgia per il figlio di Caterina Sforza Ottaviano Riario. Rodrigo calcolò che con un genero come Ottaviano, poteva controllare le aree di Forlì e di Imola. Caterina rifiutò l'offerta, poiché sapeva dei piani di Rodrigo e che Lucrezia 'non rimase mai sposata a lungo'. Questo fece infuriare Rodrigo, e suo figlio Cesare Borgia iniziò un assalto a Forlì.
Sempre in quell'anno, Ezio tentò di assassinarlo. Ezio entrò in Vaticano e, dopo un breve dialogo con il Borgia, venne lanciato al suolo grazie al Bastone dell'Eden, assieme agli altri nella stanza. Tuttavia, rimase sorpreso di vedere che Ezio era in grado di resistergli, quando estrasse la Mela, creando quattro cloni di se stesso per aiutarlo nella battaglia contro il Borgia, che alla fine fu sconfitto. Ma Rodrigo intervenne con il Bastone, e gli strappò la Mela dalle mani, combinandola col Bastone per aprire la Cripta. Ezio ha cercato di fermarlo, ma fu sollevato in aria, incapace di resistere ai due pezzi combinati.
Rodrigo pugnalò Ezio, e lo lasciò morire sul pavimento prima di fuggire nella Cripta. Anche se ferito, Ezio si riprese ed entrò nella Cripta, trovando il Borgia mentre batteva furiosamente sulla porta. Ezio si lasciò cadere nel pozzo dove era il Borgia, e lo sfidò a mani nude, senza più trucchi, armi, ed antichi manufatti. Rodrigo accettò e i due si scontrarono. Durante la battaglia, il Borgia dichiarò che non ha mai creduto nella Bibbia o in Dio, e che divenne Papa solo per ottenere l'accesso alla Cripta. Ezio sconfisse Rodrigo, dicendogli che non era il profeta, e che non lo era mai stato.
Rotto da questa rivelazione, Rodrigo chiese a Ezio di ucciderlo. Tuttavia, Ezio rifiutò, dicendogli che ucciderlo non gli avrebbe ridato la sua famiglia. Inoltre, la delusione per la scoperta di non essere il Profeta, come credeva, fu un duro colpo. Quando suo figlio Cesare venne a conoscenza di questo, guidò un assedio a Monteriggioni per uccidere il più forte degli Assassini e riprendersi la Mela.

Ultimi anni e morte

Rodrigo aveva rinunciato a combattere l'Ordine degli Assassini, optando per preservare l'equilibrio di potere tra gli stati che si era riuscito ad ottenere. Tuttavia, Cesare era ansioso di diventare il capo supremo dell'Italia, un piano che Rodrigo non approvava. Cesare controllò comunque l'esercito di Rodrigo, e svolse i suoi piani senza la sua approvazione.

Appare in: Assassin's Creed II e Assassin's Creed Brotherhood. Ruolo: Nemico Principale Capo Templare, bersaglio di Ezio.
Nel 1501, Ezio si infiltrò a Castel Sant'Angelo per assassinare Rodrigo e Cesare, ma al momento Rodrigo era assente e Cesare partì per Urbino prima che Ezio abbia avuto la possibilità di ucciderlo. Più tardi, ad una festa pagana di Juan Borgia il Maggiore, Rodrigo rimproverò Cesare.
Il 18 agosto 1503, Rodrigo, che oramai non riusciva più a sopportare l'ambizione di Cesare, si procurò della Cantarella - lo stesso veleno utilizzato per il Mocenigo e Pietro Rossi - ed avvelenò delle mele, di cui una venne morsa da Cesare inconsapevolmente. Tuttavia, Lucrezia Borgia, sorella di Cesare e figlia di Rodrigo, mise in guardia Cesare prima di aver finito di mangiare la mela. Cesare sputò, e, dopo un breve discorso, colpisce il padre e infila di forza la mela nella bocca di Rodrigo. Rodrigo morì quindi prima che Ezio lo potesse uccidere, ma quest ultimo gli diede comunque la benedizione finale.